DALLA MEMORIA INDIVIDUALE ALLA MEMORIA COLLETTIVA
Come si trasforma una vita raccontata soprattutto attraverso ricordi, fotografie e voci in una memoria pubblica accessibile a tutte e tutti?
L’Ex Convitto Palmieri ci permette di fermarci su questa domanda. Oggi è uno dei principali poli culturali della città e ospita la Biblioteca provinciale Nicola Bernardini, fondata nell’Ottocento e dotata di un patrimonio di circa 120.000 documenti. Particolarmente importante per questa mappa è l’emeroteca storica salentina, che conserva numerose testate locali: i giornali sono fonti preziose per capire non soltanto che cosa accadde, ma anche con quali parole una città descrisse persone, comportamenti e identità considerate fuori dalla norma.
Ricostruire la storia della Mara significa infatti confrontare fonti molto diverse: il libro-intervista di Antonio Greco, fotografie, articoli, testimonianze, documenti e racconti successivi. Nessuna fonte, da sola, esaurisce la sua storia. Alcune utilizzano parole che oggi non useremmo; altre insistono sullo scandalo, sulla ricchezza o sulla prostituzione; altre ancora restituiscono relazioni, vulnerabilità, contraddizioni e forme di solidarietà. Metterle in dialogo è parte del lavoro storico.
È qui che entra in gioco Mappe Queer: non un archivio che pretende di fissare una versione definitiva, ma uno strumento di Public History che collega fonti e luoghi e rende visibile il processo con cui una memoria privata o marginalizzata può diventare patrimonio condiviso.



